tristesa, por favor, geh weg. il caffè lo prendevo in tazza piccola, sai? quando tirava vento nel mio sonno continuo. ipanema era lontana, vinicius il poeta meticcio omonimo del bianco era morto in un florido mattino di piante grasse, sparse sul cuscino. fu pianto da trecento donne. molti ricordi si spintonano nel mio cuore arso. e io, quando ti parlavo, avevo le punte della dita dure come eternit. dopo l’amore con te scendevo con aria svagata su rua semenzia. mi fermavo per pochi secondi al 24, dove sostava quel vecchio negro che mangiava tabacco e recitava instancabile la formazione del botafogo stagione 58/59. pensavo a te, che mangiavi hot dogs a newark. sarebbe bastato prendere un aereo, per raggiungerti. lei arrivò vestita di lino serico, come seta, il suo sedere ondeggiava nella malizia del pomeriggio giallastro. mangiava un cono gigante alla vaniglia e al lampone. passò veloce il tram numero 22 che andava verso il corcovado. per il resto della città, purtroppo, l’atmosfera presentava, via via che si prendeva confidenza con essa, prevalentemente nella zona settentrionale, una parte più povera e malfamata, le celebri favelas, in condizioni di miseria e criminalità. è bene ricordare che per motivi di sicurezza è opportuno non lasciare incustoditi denaro e oggetti di valore, e di diffidare dei luoghi sconosciuti soprattutto nelle ore notturne.
Verbalizzato da Ruggero Solmi
Immagine: Jay Davis, When will they stop making these things, 2005